La “festa dei Babbaluti” torna a San Marco d’ Alunzio

Il piccolo e caratteristico borgo messinese si appresta a vivere giorni di intensa spiritualità con una tradizione secolare. Continua a leggere…


L’ ultimo venerdì di Marzo a San Marco d’Alunzio (Messina) si festeggia, come da tradizione, il seicentesco Crocifisso custodito nella Chiesa “Ara Coeli”. La ricorrenza apre in Sicilia i riti della Settimana Santa ed è la più sentita dal popolo aluntino. Emigrati e pellegrini raggiungono il piccolo borgo per prendere parte ai festeggiamenti dedicati alla contemplazione della passione di Gesù.

Ad aprire le celebrazioni del Venerdì è la S. Messa delle 9.00 seguita dalla Coroncina contemplante le cinque piaghe del Corpo di Gesù; alle 11,00 poi, la S. Messa Solenne alla quale segue una breve processione del Corpus Domini lungo il perimetro esterno della Chiesa.

Riposto Gesù Eucaristia nel tabernacolo, si procede alla deposizione della statua di Gesù Crocifisso e della tela raffigurante la Vergine dei Sette Dolori dal proprio altare; la Croce attraversando le navate laterali della chiesa, sostenuta da decine di mani protese, giunge fin sul sagrato; qui, sistemata sul fercolo insieme al quadro della Madonna, viene consegnata ai Babbaluti.

I 33 “Babbaluti“, tanti quanti sono gli anni di Cristo, sono fedeli (uomini e donne) che indossano un saio blu con un cappuccio chiuso che lascia scoperti solo gli occhi e con ai piedi solo pesanti calze di lana o di cotone lavorate a mano. I fedeli incappucciati hanno semplicemente il ruolo di condurre in spalla il fercolo, la loro comparsa dunque è assolutamente limitata al tempo della processione (durante la S. Messa solenne, questi ultimi si recano in una chiesetta vicina per indossare il saio, quando la statua del crocifisso è già posizionata sul fercolo all’esterno della chiesa, i Babbaluti uscendo in fila per due giungono sul sagrato, prendono in spalla il fercolo e conclusa la processione, tornano a svestirsi nello stesso luogo.) Vedi il video …

Chi decide di indossare il saio blu, adempie ad un voto, ad una promessa e nascondendo il proprio volto è come se volesse cancellare per qualche ora la propria identità, per sfuggire ad atteggiamenti di orgoglio ed esibizionismo e creare un intimo dialogo esclusivamente con Gesù.

I Babbaluti, recando in spalla il fercolo con Gesù e la Madonna, attraversano le vie del paese, lasciando l’eco di una lamentosa invocazione che penetra nel più profondo dei cuori: “Signuri, misericordia, pietà!”. Al rientro della processione in chiesa, il fercolo viene temporaneamente sistemato nella navata centrale. Le solenni funzioni riprendono nel pomeriggio, alle 16, quando il popolo stretto attorno al Crocifisso, contempla le 14 stazioni della Via Crucis.

Concluso il pio esercizio della Via Crucis, la statua del Crocifisso ed il quadro della Madonna vengono posti nel sepolcro (nel dialetto locale: “sapurcru“), un grande mausoleo che si innalza da terra fino alla cupola adornato con drappi rossi e gialli ed illuminato da centinaia di candele, realizzato ogni anno in occasione della festa, proprio dietro l’altare della mensa, per ospitare Gesù e Sua Madre fino all’indomani. L’ultimo appuntamento è fissato per la sera, alle 20, con l’ascolto della parola di Dio, la recita dei Salmi ed il canto dell’Inno alla Croce, ai piedi del sepolcro di Gesù Crocifisso. L’indomani, è la Giornata della Sofferenza, alle 10,00 la S. Messa dedicata agli ammalati e diversamente abili.

Al termine della S. Messa Gesù e la Madonna deposti dal sepolcro si condurranno nella cappella ove sono normalmente custoditi, prima, però, il crocifisso scenderà ad “abbracciare” i più bisognosi, e soltanto dopo aver percorso le navate della Chiesa, verrà riposto. Vedi il video con l’intervista al parroco…

A dominare la scena, in questi giorni solenni, è la sontuosa scultura lignea di Gesù in Croce, opera di Scipione Li Volsi del 1652. Sulla realizzazione della statua, di straordinario vigore espressivo, non a caso si tramanda una leggenda: lo scultore, pur non avendo avuto alcuna difficoltà nel modellare il corpo, al momento di realizzare il capo del Crocifisso, dopo aver tanto lavorato invano, stanco e scoraggiato si addormentò, al risveglio, trovò il volto già scolpito.

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