U Jiditu d’Aposturu (Dito d’Apostolo), dolce tipico di Novara di Sicilia

Il Dito d’Apostolo (U Jiditu d’Aposturu) è un dolce tipico di Novara di Sicilia. Continua a leggere …

Il “dito d’Apostolo” o “Jiditu d’Aposturu”, come lo chiamano in dialetto a Novara di Sicilia, piccolo borgo del messinese, è un dolce tipico radicato da secoli nel paese siciliano. Questo dolce è originario della Calabria, esattamente della Provincia di Catanzaro e del paesino di Bagnara Calabra. Il dolce, inizialmente, caratterizzava la Pasqua ma ormai è possibile gustarlo tutto l’anno.

La storia del Dito d’Apostolo

Per saperne di più Michele Isgrò si è recato a Novara di Sicilia per incontrare alcuni conoscitori della storia e leggenda e per seguire da vicino la preparazione. Il primo ospite è Salvatore Bartolotta, ex Vice Sindaco e attualmente coordinatore regionale dell’Associazione Borghi più Belli d’Italia in Sicilia, il quale racconta che i monaci Calabresi vennero in Sicilia a seguito dei Cistercensi portando con loro questa tradizione.

Sant’Ugo Abate, mandato da San Bernardo di Chiaravalle, fondò a Vallebona (l’odierna Novara di Sicilia) il primo Monastero Cistercense della Sicilia. Fu infatti edificato il primo convento di Cistercensi, i quali portarono con sé storie, usanze e pietanze.

La leggenda, che corre fra il sacro e il profano, vuole che i devoti di San Tommaso, per ricordare il gesto d’incredulità del Santo di entrare un dito nella piaga del costato di Cristo per verificare la ferita dopo la Resurrezione, avessero la tradizione di fare un dolce a forma cilindrica chiamato appunto “dito di Apostolo”.

Gli ingredienti e la preparazione del Dito d’Apostolo

Gli ingredienti ricordano molto il cannolo siciliano, spiega Filippo Scuderi della Pasticceria “San Nicola” di Novara di Sicilia, con una differenza sostanziale: la parte esterna che nel cannolo è chiamata “buccia” o scorza, anziché essere fritta, nel dito d’apostolo è cotta in forno ottenendo, di fatto, un biscotto di pasta frolla.

Il pasticciere Marco Scuderi, fratello di Filippo, procede quindi alla preparazione del ripieno fatto con ricotta di pecora finemente lavorata e setacciata con l’aggiunta di zucchero e cannella. Il biscotto vuoto di pasta frolla viene quindi riempito prima da una parte e poi dall’altra costituendo la farcitura. A questo punto si procede con la parte finale che dona la caratteristica estetica dei due colori, bianco e nero. Il dito d’apostolo è immerso prima in una glassa bianca per metà e poi in una glassa al cioccolato per la seconda metà.

La doppia colorazione

La doppia colorazione ha un significato. La parte scura, infatti, rappresenta la porzione del dito di San Tommaso intrisa di sangue dopo la verifica nella ferita di Cristo, mentre la parte bianca rappresenta la parte del dito rimasta fuori dalla ferita.

Tra le ultime curiosità scoperte da Michele Isgrò a Novara di Sicilia vi è quella che il “Dito d’Apostolo” viene tenuto dalla parte bianca e quindi mangiato partendo dalla porzione al cioccolato.

Le caratteristiche nutrizionali del Dito d’Apostolo

Quali sono le caratteristiche nutrizionali di questo particolare dolce? Lo abbiamo chiesto alla Dottoressa Nutrizionista Marilia Imbesi. Partendo dalla similitudine con il cannolo ci spiega la differenza che, come già detto, risiede nel processo di cottura, ovvero nel dito d’apostolo non vi è la frittura in strutto o olio bensì la cottura in forno. Questo rende il dolce meno grasso, pertanto meno calorico.

La ricotta di cui è farcito è, inoltre, un alimento ipocalorico sebbene nella fase finale venga associato allo zucchero raffinato e alla glassa esterna che forniscono un incremento calorico. Difatti sono proprio i carboidrati a rappresentare la grossa fetta dei macronutrienti presenti nel dito dell’apostolo, mentre la porzione grassa data principalmente dalla margarina e quella proteica derivante dalla ricotta risultano più limitate.

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