Il siciliano Vincenzo Consolo, tra i maggiori narratori italiani

Vincenzo Consolo, scrittore siciliano considerato uno dei maggiori narratori italiani. Continua a leggere…

Nato a Sant’Agata Militello (Messina) il 18 febbraio 1933 lo scrittore siciliano si era successivamente trasferito, per motivi di studio e di lavoro, a Milano mantenendo sempre stretto il legame con la sua amata Sicilia e con la città nativa.

Nel capoluogo lombardo lo scrittore è morto, dopo una lunga malattia, il 21 gennaio del 2012 e i familiari, rispettando le sue volontà, hanno trasferito la salma a Sant’Agata Militello, dove si sono svolti anche i funerali.

Scrittore, giornalista e saggista, Consolo è stato molto legato a Leonardo Sciascia. Per anni ha ricoperto il ruolo di consulente editoriale della casa editrice Einaudi per la narrativa italiana e raggiunse la notorietà nel 1976. Amava mantenere il contatto con i giorvani.

Il primo romanzo

Il suo primo romanzo, “ La ferita dell’aprile”, risale al 1963 e racconta movimentate storie di vita di un paese siciliano agitato dalle lotte politiche e sociali del primo dopoguerra.

Nel 1976 pubblica il suo secondo romanzo, quello che gli darà la notorietà, “Il sorriso dell’ignoto marinaio”, anche questo lavoro è ambientato nella sua Sicilia ed è ispirato al sorriso enigmatico del “ritratto di ignoto marinaio” di Antonello da Messina. liana.

L’ultima sua opera risale al 2009: “Il corteo di Dioniso“.

La narrativa di Vincenzo Consolo presenta un originale rapporto tra memoria storica e ricerca linguistica. Egli è infatti attento alle più varie possibilità di linguaggio, e questo lo conduce a un’appassionata interrogazione del passato. La ricerca di questa memoria storica riguarda il mondo della Sicilia, il suo passato e il suo presente, la sua bellezza affascinante e il suo disfacimento, i suoi odori forti, la sua natura seducente, portano questa contraddizione all’estremo, le danno una singolare capacità conoscitiva.

Il ricordo dello scrittore siciliano

Il suo ricordo è ancora oggi molto forte. Claudio Masetta, un suo amico per anni, lo ricorda così: Caro Maestro, sono ormai passati cinque anni e le stagioni sembrano essersi fermate.

Il tuo scendere in Sicilia, a Sant’Agata, le scandiva tutte: segnava l’arrivo imminente dell’estate o il suo trascolorare nell’autunno, quando tornavi a Milano. Scrivevi: “Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.” …

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