I palombari si immergono con Patrizia Maiorca al largo di Capo Passero per ispezionare il relitto Veniero

I palombari di Comsubin (Comando Subacquei ed Incursori) si sono immersi a 55 metri di profondità per ispezionare il relitto del Sommergibile Veniero. Continua a leggere…

Affondato 92 anni fa con il suo equipaggio a 5 miglia da Capo Passero (Siracusa) il relitto del Sommergibile Veniero è stato scoperto dal grande Enzo Maiorca apneista più volte detentore del record mondiale di immersione in apnea, originario di Siracusa.

Per non dimenticare il sacrificio di questi marinai e ricordare contestualmente, a pochi mesi dalla sua scomparsa, Enzo Maiorca, il Gruppo Operativo Subacquei ha condotto l’immersione da bordo di Nave Anteo proprio nel giorno del  compleanno della medaglia d’oro al valor di Marina, insieme alla figlia, Patrizia Maiorca,  e al personale della Soprintendenza del mare della Regione Sicilia.

L’immersione si è svolta con la “tecnica della saturazione” sulla verticale del relitto, una particolare e complessa  attività subacquea che solo la Marina Militare è in grado di condurre in tutto il Mediterraneo e che rappresenta la massima espressione del professionismo subacqueo a livello mondiale.
L’immersione in saturazione svolta a Capo Passero ha permesso di controllare lo stato di conservazione del relitto e di effettuare una dettagliata mappatura del fondale adiacente. Vedi il servizio Tg dell’emittente televisiva OndaTv visibile in Sicilia sul canale 85 e in streaming su www.ondatv.it

Il relitto del sommergibile Veniero era già presente nelle carte nautiche degli anni ’70 ma solo nel 1978 Enzo Maiorca riuscì a dargli un nome, come da lui stesso raccontato nel libro “L’ultima immersione – Il ritrovamento del sommergibile Veniero”.  Appartenente alla classe Barbarigo, il Sebastiano Veniero era un sommergibile di media crociera affondato il 26 agosto 1925 a causa di uno speronamento accidentale col mercantile italiano Capena, mentre partecipava a manovre navali nelle acque del Canale di Sicilia. Nella tragedia persero la vita i 48 membri dell’equipaggio che, ancora oggi, sono custoditi all’interno dello scafo.

L’attività svolta dal Gruppo Operativo Subacquei, vera e propria eccellenza in campo subacqueo del nostro Paese riconosciuta anche all’estero, rientra nell’ambito delle molteplici capacità che la Marina Militare pone al servizio della collettività nell’ambiente marino.
Con la tecnica delle immersioni in saturazione la Marina Militare può raggiungere la profondità di 250 metri, con escursioni fino a 300 metri, ma soprattutto può effettuare lavorazioni che richiedano tempi prolungati di esecuzione (foto/video Marina Militare).

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